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Biografia

Aronne Del Vecchio nasce a Manfredonia, nel foggiano, l’8 gennaio 1910. Allievo di Gustavo Valentini al Liceo artistico di Foggia, poco prima del 1930 si trasferisce a Roma dove si diploma presso l’Accademia di Belle Arti. Poco più che ventenne presenta le sue prime esposizioni d’arte: la prima personale al Circolo della Stampa di Roma nel 1933 e la Mostra del paesaggio a Bologna. Partecipa alla II Quadriennale romana del 1935 con “Ritratto di vecchio”.

Autoritratto, Anni ‘40.
San Vito Romano (RM),
Pinacoteca Centro Studi Casa degli Amici

La sua vocazione più sentita è per la scultura, per la quale ebbe il Morbiducci quale maestro, ma come per molti degli artisti del passato, anche per lui, le due diverse forme artistiche si confondono in un solo impeto espressivo, cosi, talvolta, la sua pittura assume un vigore scultoreo e i suoi modellati una morbidezza pittorica.

Ritratto della figlia Maria Antonietta Del Vecchio,
1970. San Vito Romano (RM),
Pinacoteca Centro Studi Casa degli Amici

Ritratto della moglie Adriana Cinti, 1940.
San Vito Romano (RM),
Pinacoteca Centro Studi Casa degli Amici

Egli, nel corso del tempo, non ha mai più curato sue personali esposizioni d’arte, dopo le prime qui citate, mentre ha continuato ad eseguire con grande successo ritratti, che sono conservati in collezioni private. Dai suoi dipinti sono stati tratti due francobolli: un aereogramma per il Vaticano, con “Approvazione della regola” dei Trinitari, ed uno per il S.O.M. di Malta con immagini dei Santi Fondatori dei Trinitari.

Natività, Anni ‘60.
Roma, Chiesa degli Angeli Custodi

Deposizione della Croce, Anni ‘60.
Roma, Chiesa degli Angeli Custodi

Dalla fine degli anni cinquanta, l’artista ha lavorato intensamente alla decorazione di molti altri edifici sacri: i più importanti sono la grande Chiesa degli Angeli Custodi a Montesacro di Roma, e molte altre chiese ed Istituti religiosi. Nel 1965 per la Cattedrale di Manfredonia ha realizzato la sistemazione della piazza, il mosaico della facciata e il monumento a Giovanni XXIII, opera di scultura, che è soltanto uno degli esempi della sua nutrita produzione plastica. Conosciuto come persona schiva, ma franco nel parlare e disponibile con chi apprezzava la sua arte, ha fama di severità con se stesso e gli altri; particolarmente devoto e vicino alla religione, diventata assai presto l’esperienza centrale nella sua vita personale ed artistica.

San Luca, Anni ‘60. Pennacchi della Cupola.
Roma, Chiesa degli Angeli Custodi

San Giovanni, Anni ‘60. Pennacchi della Cupola.
Roma, Chiesa degli Angeli Custodi

Ha ottenuto le seguenti onorificenze: Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia M.P. insignito dal re Vittorio Emanuele III nel 1934. Accademico dell’Accademia Tiberina nel 1963. Accademico della Legione d’oro. Muore a Roma il 23 maggio 1998.

San Matteo, Anni ‘60. Pennacchi della Cupola
Roma, Chiesa degli Angeli Custodi

San Marco, Anni ‘60. Pennacchi della Cupola
Roma, Chiesa degli Angeli Custodi

Nel 2015 la figlia Maria Antonietta ha fatto donazione di parte delle opere del Maestro, esposte nella sala a lui intitolata al Comune di Manfredonia.
Nel 2023 alcune delle opere da cavalletto sono state donate alla Pinacoteca Centro Studi Casa degli Amici a San Vito Romano.


Estratto dalla pubblicazione di
Silvana Turco

Silvana Turco
Un percorso da S. Maria De Arce agli Angeli Custodi 

Quando mi è stata offerta l’opportunità di occuparmi di questo artista del nostro secolo, Aronne Del Vecchio, sono stata felice di scoprire un artista così prolifico ed anche meravigliata del suo modo d’intendere la pittura a soggetto sacro.
Del Vecchio è un’artista un po’ isolato, che dipinge nella seconda metà del XX secolo come si dipingeva nel Settecento.

È un artista fondamentalmente di tradizione, che ha scelto di praticare questo suo stile nella suggestione della storia dell’arte italiana, dedicandosi durante la sua lunga vita artistica, in maniera particolare all’arte sacra.

È stato complesso redigere un primo schematico elenco delle sue opere e devo ringraziare per la collaborazione nella ricostruzione di un memoria quasi soltanto orale, le persone che sono state gentilmente disponibili per questo lavoro. Primo fra tutti il parroco di S. Crisogono, amico da molti anni dell’artista, le Suore Camaldolesi del convento di S. Antonio, le Suore Domenicane del convento di S. Martino ai Monti, le Suore Maestre Pie Filippini dell’Istituto omonimo, che si sono dimostrati disponibili ad aprire le loro Cappelle.

Abbiamo scelto, per questa prima presentazione, insieme alla figlia dell’artista la gentile signora Maria Antonietta, di fissare due momenti fondamentali dell’opera di Del Vecchio: S. Maria di Arce a San Vito Romano, prima grande opera realizzata e suo capolavoro (1944-49) e la chiesa degli Angeli Custodi (1956-1966) a Roma che rappresenta il momento della sua maturità artistica.

Estratto dalla pubblicazione della
Pinacoteca Centro Studi Casa degli Amici

Pinacoteca Centro Studi Casa degli Amici
La Sorprendente conclusione di una lunga storia 

… Dall’angoletto, così familiare, in cui i sanvitesi hanno dato sepoltura a Mons. Guarino Nini mi sono perduto nella fantasmagoria delle volta, che dilata gli spazi oltre il fisico contenimento imposto dalle architetture. Uno stile pittorico radicato nella storia dell’arte italiana, con richiami al Tiepolo, a Pietro da Cortona allo stesso Maratta, uno stile che si impone, tuttavia, per una sua individualità senza tempo, come senza tempo è ogni manifestazione dell’arte. Ho pensato che quell’artista, che aveva profuso in S. Maria la generosità del suo genio, del quale conoscevo, oltre al nome, poche, scarne notizie, meritasse una conoscenza più approfondita. Mi sono cosi apprestato ad una piccola ricerca: mi sono trovato a trattare non di storia, né di storie e neppure di storielle, ma di cronaca, di ricordi palpitanti; ho avuto infatti la ventura di rintracciare il Prof. Aronne del Vecchio.

“Il camice imbrattato qua e là di colori, il pennello appena abbandonato per venirmi incontro, il professore ha due occhi penetranti come due punte di spillo e, nello stesso tempo, uno sguardo buono, innocente come quello di un bambino. Gli ottantacinque anni non appaiono, anzi, quando alza il braccio mentre ruota la mano per descrivere lo sforzo di dilatare lo spazio con la magia dei suoi scorci prospettici, emana un’energia che sembra volerne abbattere materialmente l’angustia. Un fiume limpido e lucido di commossi ricordi mi sommerge e mi coinvolge. I suoi racconti, come la sua pittura hanno il potere di sconvolgere le certezze del tempo e dello spazio.” …


Riconoscimenti

Manfredonia, Foggia
Sala delle Vetrate di Palazzo San Domenico

San Vito Romano, Roma
Pinacoteca Centro Studi Casa degli Amici